Il mondo dell’Open Source sta cercando di riproporre con il progetto OpenID quanto già tentato da Microsoft negli anni passati con .NET Passport: il prodotto Microsoft, noto adesso con il nome di Windows Live ID, ha raggiunto parzialmente l’obiettivo preposto anche se non è riuscito ad avere un riscontro di più ampio respiro proprio in virtù della chiusura intrinseca del sistema risevata esclusivamente ai prodotti dell’omonimo brand.Brad Fitzpatrick nel 2006 idea un sistema decentralizzato basato su un network distribuito, in cui l’identità di ogni singola persona è assimilabile in tutto e per tutto ad un indirizzo web: il riconoscimento di questo indirizzo è garantito appunto dall’adesione ad un particolare protocollo da parte degli host che decidono di supportarlo.
Il risultato è quello di ottenere una sola identità (virtuale o digitale che dir si voglia) che possa essere riconosciuta ogni qualvolta ci si autentica presso un sito web liberando l’utente dalla necessità di dover digitare di volta in volta una differente coppia di username e password.
Il progetto, a differenza di quello Microsoft, è basato appunto su una “struttura aperta” alla quale è possibile aderire in via del tutto gratuita: questo ne sta consentendo una rapida diffusione e sostegno da parte delle comunità di sviluppatori.
Come funziona
In una prima fase è necessaria solo un’unica sessione di autenticazione con un sito “certificato” che supporti OpenID; questo sito fungerà da validatore per tutti gli altri siti che supportano il medesimo standard e presso i quali si andrà a registrare l’utente.
Il vantaggio di OpenId è che, essendo appunto un sistema decentralizzato, non richiede la validazione presso un unico server monolitico: qualsiasi sito può utilizzare il software di gestione dell’autenticazione OpenID e fungere esso stesso da validatore.
Yahoo! ad esempio, utilizza la tecnologia OpenID: un utente che possiede un account su di esso può utilizzare il proprio identificativo (che nel caso specifico corrisponde all’indirizzo di posta rilasciato dal motore di ricerca in fase di registrazione, ad es. nome.cognome@yahoo.com) per autenticarsi presso qualunque host che supporti OpenID. L’host, una volta ricevuta la richiesta di accesso, trasferirà la fase di verifica vera e propria presso un server certificato di Yahoo!, dove all’utente verrà richiesta la sua username e la sua password (nel caso specifico solo la password, dato che la username corrisponde all’indirizzo di email nel formato già descritto).
Gli utenti ed i fornitori di servizi possono quindi rispettivamente divenire o fruitori di un account OpenID (scegliendosi un provider di fiducia) o fornitori del servizio, vale a dire certificatori dell’identità degli utenti stessi.
Lo stato dell’arte
Tutti gli account creati con questa tecnologia diventano perciò universali ed identificano univocamente l’utente presso tutti i siti o servizi che supportano tale tecnologia.
Al momento sono stati attivati circa 350 milioni di account OpenID e sono circa 10.000 i siti che accettano la validazione con questo protocollo.
Grossi nomi come AOL, il già citato Yahoo!, Sun e Novell hanno già aderito a questo standard. Anche su Blogger è possibile autenticarsi con OpenID, mentre la versione definitiva di Firefox 3 ne avrà il supporto integrato. La prossima release di BlogEngine.NET (la 1.4, il cui rilascio è fissato per la fine di Maggio), lo supporterà in maniera delegata e, tempo permettendo, probabilmente ne prevederà il supporto anche alla relativa procedura di autenticazione (la cosa naturalmente non può che farmi piacere dato che sono un fervido sostenitore di entrambe le piattaforme)
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Apple ha raggiunto la vetta della classifica dei rivenditori di musica USA. A confermare il sorpasso di iTunes su Wal-Mart nel mese di gennaio sono i dati di NPD Group diffusi ieri in una mail inviata ad alcuni dipendenti di Cupertino e riportata da Ars Technica. Al terzo posto troviamo Best Buy, mentre Amazon slitta al quarto posto.
Secondo i dati riportati nell’email pubblicata da Ars Technica Apple ha conquistato il 19% del mercato della distribuzione musicale, mentre Wal-Mart si attesta sul 15% e Best Buy sul 13%. Il sorpasso di Apple nella classifica di gennaio può essere motivato anche dall’ampia fruizione in tale periodo delle card promozionali acquistate e regalate durante le festività natalizie.
Anche se queste classifiche sono spesso soggette a cambiamenti su base mensile, la prima posizione di iTunes conferma un trend innegabile. La distribuzione digitale di musica sta ormai sostituendo del tutto la distribuzione tradizionale e per questo il mercato premia il negozio online di Apple. Le grandi major musicali, nonostante gli innumerevoli tentativi di svecchiamento non riescono ad interpretare questa tendenza e non riescono ad esempio a mandare giù la possibilità che sia l’acquirente a poter scegliere quali singole canzoni comprare. Alla base di questa politica, quasi ostruzionista, c’è la reticenza ad abbandonare i margini ridicolmente alti che la vendita degli album riesce ancora a garantire e la volontà di poter imporre la propria visione e le proprie scelte di marketing anche per la vendita tramite distributori terzi.
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Microsoft Corp ha ottenuto il nulla osta internazionale per fare del suo formato di file Office Open Xml uno standard valido a livello mondiale. La certificazione faciliterà la conquista di commesse pubbliche, in particolare in Europa. Dopo sette mesi di attività di lobby, seguiti ad un primo tentativo fallito, Microsoft si è vista assegnare l’autorizzazione grazie al parere favorevole del 75 percento dei paesi con diritti di voto, annuncia dalla sua sede ginevrina l’Organizzazione internazionale per la standardizzazione (Iso) in una nota. Paesi quali la Germania e la Francia, che mostrano un crescente interesse per gli standard internazionali, nutrivano perplessità verso l’utilizzo del software di Microsoft Office per immagazzinare documenti pubblici, perchè si tratta di un formato di cui una società privata mantiene i diritti proprietari.
«Molte organizzazioni non vogliono legarsi a formati con diritti proprietari privati,» commentava Guy Creese, direttore della ricerca presso la società di consulenza Burton Group, contattato telefonicamente da Bloomberg News prima della decisione.
«C’è un movimento verso gli standard perchè la gente non vuole ricorrere a computer di vent’anni fa per poter aprire un documento».
La certificazione significa che la tecnologia è sotto il controllo dell’Iso e non può venire alterata da Microsoft in maniere che possano renderla incompatibile con altri programmi. «Questo esito rappresenta una chiara vittoria per consumatori, fornitori di tecnologia e governi che intendano scegliere il formato che meglio soddisfa le loro esigenze, e che hanno voce in capitolo per quanto riguarda l’evoluzione di questo standard ampiamente utilizzato, ha dichiarato ieri in una nota Tom Robertson, direttore generale per gli standard e l’interoperabilità presso Microsoft, che ha sede a Redmond, nello stato di Washington.
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Surface, il rivoluzionario dispositivo multitouch di Microsoft mostrato per la prima volta in occasione del D5 a maggio del 2007, sarà posto in vendita a partire dal 17 aprile da AT&T.Il colosso statunitense delle telecomunicazioni sarà la prima compagnia ad avere, nel proprio listino, questo oggetto, costituito da un PC Windows Vista based integrato in un tavolo il cui piano è rappresentato da uno schermo da 30 pollici con sistema di puntamento tattile (touchscreen).

Le possibili applicazioni sono le più svariate: si va dal suo utilizzo in hotel, ristoranti, fino all’impiego in ambito militare, a scopo tattico, ma anche come strumento casalingo, in virtù della tendenza a rendere i dispositivi di tecnologia assimilabili a degli elettrodomestici nella casa del futuro, che è ormai alle porte.
Grazie al supporto wireless e Bluetooth, è possibile avvicinare a Surface un qualunque altro dispositivo dotato delle stesse interfacce, per collegarlo al sistema. Un esempio di questo è dato dalle macchine fotografiche wireless: semplicemente ponendole sulla superficie, sarà possibile scaricare le foto dall’apparecchio a Surface.
Nei piani di AT&T, che inizialmente commercializzerà la nuova creazione di Microsoft in location selezionate, l’intenzione di mettere a disposizione del pubblico il dispositivo nei suoi store, per meglio permettere ai potenziali acquirenti di comprenderne le potenzialità. Dal canto suo, l’azienda di Redmond è al lavoro per implementare nuove funzionalità.
Al debutto, Surface sarà disponibile negli shop AT&T di New York City, Atlanta, San Antonio e San Francisco, per poi arrivare, in un secondo momento, in tutti i 2200 shop della catena. Il prezzo non è ancora stato comunicato.
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Sbloccare iPhone è stato uno dei tormentoni degli ultimi mesi. Ora il Dev Team sembra aver trovato una soluzione definitiva: si tratta di Pwnage - spiega Massimiliano Bucciol - che più che un metodo per lo sblocco, come ZiPhone o iLiberty+, è un vero e proprio firmware sostitutivo di quello “di serie” presente in iPhone e iPod touch.
A questo link potete vedere un video che mostra come funziona Pwnage e come ottenere, mediante esso, un dispositivo Pwned”. Come segnala Massimiliano Bucciol su Cellulari ad hoc, The Apple Lounge ha realizzato un apporfondito post che spiega come funziona questo software; Libera il Voip sottolinea che non si tratta di un semplice jailbreak ma della scoperta di un bug, spiegato in dettaglio alla homepage del , che permetterà a tutti i possessori del cellulare della “mela” di caricare qualunque tipo di applicativo, sia ufficiale che non non “firmato” da Apple, e di utilizzare il proprio apparecchio con qualunque gestore di telefonia.
Insomma una vera rivoluzione in quella che finora è stata una riconcorsa agli upgrade Apple che di versione in versione neutralizzavano i tentativi di jailbreak degli utenti.
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Novità per gli utenti Windows che hanno da ieri a disposizione una nuova Beta, la 3.8, da poter scaricare immediatamente. La nuova versione, 3.8.0.96 nello specifico, introduce una serie di novità tra cui il supporto all’UPnP (Universal Plug and Play), il miglioramento del motore audio, e la nuova versione dell’Extras Manager, la 2.0.
Sono stati anche risolti numerosi bug relativi alle videochiamate. Il post di Raul Liive per avere un changelog completo della nuova versione lo potete reperire QUI.
In
QUEST’ALTRO post, sempre del buon Raul, è possibile conoscere più da vicino il nuovo UPnP di Skype, finalmente indipendente dal precedente
Microsoft UPnP Framework.
a nuova implementazione UPnP è già disponibile anche per gli utenti Linux dalla recentissima versione 2.0.0.68 (scaricabile QUI) e arriverà presto anche per gli utenti Mac.
Per scaricare la nuova versione 3.8.0.96 è sufficiente cliccare QUI.
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Quando arriverà in versione finale, il prossimo 24 Aprile, Ubuntu Linux 8.04 integrerà caratteristiche “inedite” volte a rendere il sistema operativo ancora più semplice da usare e più facile da distribuire, sia nella versione “desktop” che “server”.
La nuova release di Ubuntu, conosciuta anche con il nome in codice di “Hardy Heron”, proporrà una modalità d’installazione da Windows battezzata Wubi che offrirà la possibilità di avviare il setup della distribuzione Linux senza necessitare di una partizione separata. Wubi si rivela la soluzione ideale per testare Ubuntu senza doversi servire di un “Live CD” e senza operare modifiche alla struttura del disco fisso.
Wubi non è una macchina virtuale: grazie a questo software è possibile installare Ubuntu in Windows proprio come se si trasse di una qualsiasi altra applicazione: la distribuzione di Canonical verrà installata all’interno di un file system virtuale, creato sulla partizione Windows.
Tra le novità di Ubuntu 8.04, ricordiamo l’integrazione della soluzione per la virtualizzaziond KVM, l’inserimento di Inkscape 0.46 che introduce il supporto nativo per il formato PDF, l’applicazione per la masterizzazione Brasero che va ad affiancare le funzionalità offerte da Nautilus e rimpiazza l’utilità per la creazione di CD audio denominata Serpentine.
La nuova versione della distribuzione sponsorizzata dalla società dell’imprenditore sudafricano Mark Shuttleworth, propone anche un firewall ottimizzato (ufw) e, sempre per quanto concerne l’aspetto sicurezza, una protezione della memoria migliorata che protegge il sistema dai rootkit e da altri malware.
Contemporaneamente al rilascio di Ubuntu 8.04, Canonical cesserà di offrire aggiornamenti e supporto per la versione 6.10 del sistema operativo mentre le più recenti release 7.04 e 7.10 continueranno, per il momento, a restare nel “portafoglio” dell’azienda.
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Effettuare ricerche con Google potrebbe rivelarsi assai pericoloso per la salute del proprio computer. Secondo quanto scoperto dal ricercatore Dancho Danchev molti dei risultati ottenuti tramite il popolare motore di ricerca sono stati abilmente manipolati da alcuni cybercriminali affinché l’utente venga reindirizzato a pagine contenenti programmi malevoli. Google è attualmente al lavoro per filtrare i risultati compromessi, un impegno che però si rivela più complesso del previsto.
Si tratta dell’ultima frontiera per quanto riguarda gli attacchi condotti tramite la grande rete: anziché infiltrarsi nei server, i cybercriminali stanno ultimamente cercando di sfruttare le vulnerabilità del Web per iniettare codice malevolo all’interno delle pagine contenenti i risultati delle ricerche. Un motore di ricerca compromesso aggiunge così un comando HTML alla fine della ricerca in grado di aprire una finestra iFrame invisibile all’interno del browser e reindirizzare la vittima su di una pagina contenente del codice maligno, tipicamente un falso programma antispyware o il malware Zlob Trojan Horse.
Secondo Danchev sarebbero oltre un milione le query contenenti il codice incriminato, tra le quali molte sono riconducibili a portali famosi quali USAToday.com, ABCNews.com, News.com, Target.com, Packard Bell.com, Walmart.com, Rediff.com, MiamiHerald.com, Bloomingdales.com, PatentStorm.us, WebShots.com, Sears.com e Forbes.com. La maggior parte dei risultati proposti da Google risultano ancora “puliti”, tuttavia Danchev e altri ricercatori dediti alla sicurezza ritengono che il fenomeno debba ancora manifestarsi nella sua interezza, con centinaia di nuovi risultati compromessi scoperti nelle scorse settimane.
Google è attualmente al lavoro per sviluppare un filtro in grado di scovare e bloccare automaticamente gli indirizzi manipolati e ha contattato le diverse organizzazioni affinché correggano le vulnerabilità presenti all’interno dei loro portali. Risulta però difficile valutare quali e quanti siano i siti attualmente compromessi.
(Fonte)
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Nel tentativo di tenere il passo di concorrenti sempre più aggressivi, a cui di recente si è aggiunta Apple con il proprio iPhone, Microsoft ha rilasciato un aggiornamento per Windows Mobile for Smartphone e ha annunciato una futura e più sofisticata versione di Internet Explorer Mobile.
BigM afferma che Windows Mobile 6.1 include numerose migliorie suggerite dalla comunità di utenti, tra le quali una più efficace gestione dei messaggi, tool di configurazione più semplici e intuitivi, funzionalità ottimizzate per i piccoli display, e più efficienti strumenti dedicati alla sicurezza.
“Gli utenti vogliono che il proprio telefono sia in grado di soddisfare ogni esigenza, sia in ambito lavorativo che per qualsiasi altra attività che svolgono durante la giornata”, ha spiegato Robbie Bach, presidente della Divisione Entertainment and Devices di Microsoft. “Le innovazioni che abbiamo introdotto nel software Windows Mobile consentiranno di gestire in maniera semplice tutte le attività quotidiane”.
Secondo Microsoft, sono almeno cinque le ragioni per aggiornare o acquistare un nuovo smartphone basato su Windows Mobile 6.1:
- la nuova modalità di gestione degli SMS, che ora adotta una visuale ordinata in base alle conversazioni, in stile instant messaging;
- diverse ottimizzazioni pensate per gli smartphone privi di display touchscreen, come la possibilità di eseguire operazioni di copia e incolla;
una schermata Home dotata di un pannello scorrevole che mette meglio in evidenza le attività e gli appuntamenti del giorno e permette di accedere con un solo clic ai propri contenuti preferiti (musica, video, foto ecc.);
- una più potente funzionalità di sincronizzazione dei dati con il proprio laptop o PC;
- un tool di configurazione delle reti wireless più semplice (ora contenuto in una sola schermata) e generalmente in grado di connettere il dispositivo ad una WLAN con un solo clic.
Tra le altre novità si citano poi il wizard Started Center per la configurazione semplificata di posta elettronica e connessioni Bluetooth, una versione aggiornata di IE, un più completo task manager, e un’interfaccia con look and feel più simile a quello di Windows Vista.
Windows Mobile 6.1 supporta infine l’appena lanciato System Center Mobile Device Manager 2008, un software che consente agli amministratori IT aziendali di gestire a distanza e in modo centralizzato gli smartphone dei dipendenti, configurandone anche le policy di sicurezza.
“Il supporto per System Center Mobile Device Manager 2008 aiuta gli amministratori IT a gestire i dispositivi mobili in maniera analoga a un PC Windows oppure ad accedere in totale sicurezza alle informazioni aziendali residenti dietro un firewall”, spiega Microsoft. “Inoltre, il supporto per Exchange Server 2007 SP1 con policy avanzate dedicate al mobile consente alle aziende di gestire la sicurezza dei telefoni e al contempo di offrire ai loro utenti la possibilità di cercare, condividere e utilizzare informazioni in qualsiasi luogo si trovino”.
I primi smartphone basati sulla nuova versione di Windows Mobile dovrebbero arrivare sul mercato già entro l’estate. Alcuni modelli basati sulla versione 6.0 potranno essere aggiornati dagli utenti gratuitamente o a pagamento.
Nel terzo trimestre dell’anno Microsoft ha poi in piano il rilascio di una nuova versione di Internet Explorer Mobile, capace di supportare le tecnologie Flash, Silverlight e H.264. Il big di Redmond sostiene che il rinnovato browser fornirà un’esperienza di navigazione quanto più simile a quella fornita da un browser desktop, visualizzando una grande varietà di contenuti in stile Web 2.0. Tra le nuove funzionalità si trova anche una modalità di navigazione a pieno schermo, che consentirà di sfruttare l’intero display del telefono cellulare.
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Roma - U-Prove, tecnologia che mira a sconfiggere i pericoli derivanti dalla cattiva gestione dei dati personali durante gli scambi via web, è stata recentemente acquistata da Microsoft. Una strategia per imporre il blocco sugli algoritmi o un passo avanti nella sicurezza online? Il dibattito sulla privacy in rete si rinfocola.
Il mese scorso si è molto parlato dell’acquisto di una nuova promettente tecnologia da parte dell’azienda di Redmond: U-Prove è stata dapprima adocchiata e in seguito acquistata da Microsoft, che ne ha intravisto l’enorme potenziale applicativo. Questo sistema, sviluppato in seno a Credentica dal crittografo Stefan Brands e dai suoi colleghi, sarebbe in grado di scongiurare, con una certa efficacia, le fughe dei dati personali online. U-Prove promette di impedire che i siti web colleghino i dati delle transazioni alle informazioni personali degli utenti.
A seguito dell’operazione commerciale, sono state riproposte alcune osservazioni sulla politica di Microsoft riguardante la gestione delle informazioni personali degli utenti: l’azienda, già accusata in passato di operare ambiguamente nell’ambito della tutela della privacy, viene ora interrogata sul recente acquisto. C’è chi ritiene che grazie a questa mossa Redmond possa estendere ancor più la propria presenza nella gestione delle identità degli account.
Sulla vicenda sembrano essersi consolidati due fronti opposti. Alcuni esperti considerano l’acquisto delle licenze di U-Prove un importante passo in avanti nella protezione della privacy. Altri invece esprimono preoccupazione per il possibile blocco che Microsoft potrebbe imporre sugli algoritmi della nuova tecnologia. Ben Laurie, guru inglese della privacy e fondatore di Apache Software Foundation rientra in quest’ultima categoria: in un’intervista, Laurie ha manifestato qualche dubbio sulle nobili intenzioni di Microsoft di rendere il nuovo sistema di sicurezza accessibile alla concorrenza.
Al contrario, Brands e i dirigenti Microsoft vorrebbero sopire tali timori. Secondo alcune testimonianze, l’azienda assicurerà l’interoperabilità tra le varie piattaforme, garantendo così una piena gestione delle diverse identità nella tutela della privacy. I nuovi algoritmi saranno integrati nelle identità d’accesso Microsoft a partire dalla metà del 2009. Per il futuro, la società prevede inoltre di aprire al mondo l’interfaccia di programmazione dell’applicazione.
(Fonte)
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